Archivio per la categoria ‘Benessere’

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La pentola è sul fuoco mentre dal tablet consultiamo una ricetta online, in attesa di giocare di nuovo a Candy Crush. Intanto l’acqua della doccia è bollente, la tv accesa in sottofondo, e sullo smartphone saltiamo tra l’app di Facebook e le email per vedere cosa accade di nuovo. Per completare il quadro, mandiamo un tweet che riassume il nostro stato d’animo. Un po’ stressato, probabilmente. Da quando Internet è entrata sotto varie forme nelle vita quotidiana, il numero di “cose da fare” è esploso e il multi-taskling, da definizione prettamente informatica legata alle capacità computazionali di eseguire più compiti contemporaneamente e non in sequenza, è diventato per osmosi uno stile di vita. E di lavoro. Secondo una definizione azzeccata, la vita imita la Rete: come su un browser apriamo, e teniamo aperte, una quantità sempre maggiore di “schede”, così nel quotidiano diamo vita ad attività contemporanee senza (spesso) concluderne neanche una. Non è solo un’abitudine a cui diventa sempre più difficile sottrarsi, ma spesso viene considerata una qualità. Al di là dello stress, e della stanchezza, siamo sicuri che si tratti di un buon modo di vivere e di lavorare? Nella patria del multi-tasking, gli Stati Uniti, sta riemergendo il valore del single-tasking, la capacità di fare una cosa alla volta. E di farla bene, perché tutta la nostra concentrazione è dedicata a quanto abbiamo davanti. Il che comporta una scelta, quella di dedicarsi alla cosa giusta al momento giusto, un modo di affrontare la vita definito “mindfulness”, con “piena presenza”.

Alcuni teorici del ritorno al passato, perché di questo si tratta, hanno sviluppato delle pratiche per indirizzarci sulla buona strada. Esercizi quotidiani, da mettere in pratica nel lavoro e nella vita, come quello di assegnare a ogni singolo compito sulla “to do list” un numero determinato di tempo. E quindi di rispettare questo lasso anche a fronte di interruzioni, da affrontare con ampi respiri, eventuali nuove priorità, e con la risoluzione di non rispondere al telefono ogni volta che squilla. Quando poi ci troviamo bloccati nello svolgere un’attività, evitiamo di passare a un’altra. Facciamo invece una passeggiata. Per poi tornare sulla questione, portandola a termine. Infine, quello che forse è il consiglio migliore: impariamo a delegare.

Buone pratiche per tutti, ma che non rispondono alla domanda fondamentale: è davvero pensabile un ritorno a ritmi più naturali? Anzi, il single-tasking lo si può davvero definire naturale? Perché l’uomo cambia e secondo Claudio Mencacci la risposta alle due domande è un semplice (almeno questo) no. Il direttore del dipartimento di Neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano definisce l’auspicato ritorno una provocazione. “Quello su cui ci ha messo Internet è un aereo che fila via veloce, e dal quale ormai non possiamo più scendere né tantomeno pensare che ci riporti indietro”, spiega lo psichiatra. E poi è appunto una questione di natura umana, “perché non si può non vedere come questa realtà di iper-rappresentazione del presente va a titillare il nostro bisogno di vivere più vite”. Fare molte cose contemporaneamente, anche diverse, di fatto dà una forma al sogno dell’immortalità.

Spostandoci sul versante professionale, il “fare la cosa giusta” continua per lo più a essere associato al “fare molte cose”. Anche se il multi-tasking spesso viene confuso con la multi-competenza. Ma soprattutto in periodo di coperte corte, non c’è spazio né risorse per fare sofismi. “Quando si tratta di finalizzare un progetto, poter essere tutti concentrati sull’unico obiettivo è fondamentale”, conferma Matteo Esposito, ceo di Imille, agenzia di comunicazione digitale di Milano. “Ma nell’attività quotidiana non è pensabile concedersi il lusso di dedicare una persona a una singola attività”. Il manager spiega che il multi-tasking ha anche vantaggi creativi: “Non si tratta solo di ottimizzare e di non perdere la capacità di rispondere time to market”, spiega Esposito. “Le persone che si spostano da un’attività all’altra permettono una migliore circolazione delle idee in azienda. E la continua connessione con i social network porta un vantaggio incalcolabile: la possibilità di accedere a una sorta di intelligenza collettiva”.

È pur vero che certi abiti professionali, ancora più stressati dalla maggior incidenza di lavoro precario, diventa sempre più difficile dismetterli quando si torna a casa. Con il rischio che la cena in famiglia, da rito in cui finalmente ci si ferma per fare – tutti insieme – la stessa cosa, diventi un ulteriore momento individuale di rapporto con lo schermo del proprio telefonino-tablet. Chi ci rimette, nell’epoca di Facebook, è proprio la capacità di relazione. E, nel tempo di Twitter, quella di astrazione. “C’è un pericoloso equivoco di fondo sulla capacità di sintesi di un Like o di un tweet e la profondità di pensiero”. L’avvertimento viene da Nicoletta Gandus, ex magistrato e attuale co-presidente della Casa delle Donne di Milano. “Se il multi-tasking implica che si dedichi solo una parte di sé in quello che stiamo affrontando, la questione non si limita solo a una battaglia contro lo stress”. Si tratta di una capacità di concentrazione da riguadagnare, almeno quando stiamo affrontando le cose davvero importanti della vita. “Quando i giudici si ritirano in Camera di Consiglio, l’obbligo assoluto è quello di spegnere il telefono”. Una chimera nella vita quotidiana. Ma lo si può prendere come spunto per tornare a privilegiare, almeno ogni tanto, la vera qualità rispetto alla sfrenata quantità.

di Federico Cella

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La produttività è un tema fondamentale, non solo per i dipendenti di una società, ma anche per il CEO. La figura chiave all’interno dell’organigramma di una società, il portavoce della vision, l’economista, il pr, il networker, il tecnico ma soprattutto il decision maker. Un tuttologo che non ha mai abbastanza tempo per seguire tutto, deve sempre essere a conoscenza di tutto, ed organizzare il proprio tempo in modo tale da avere tutto sotto controllo sempre.

Ma come si fa ad essere così ben organizzati da riuscire a gestire la complessità di una società ed essere al contempo produttivi?

Esistono una serie di comportamenti che caratterizzano ed accomunano i grandi CEO di successo, ecco cinque regole d’oro che abbiamo selezionato per voi.

1. Stabilisce una routine

Per organizzarsi nel modo migliore occorre stabilire una routine, un’organizzazione giornaliera del tempo, che va gestito in modo ragionato.

Un esempio di organizzazione è dato dal racconto di Jack Dorsey, founder di Twitter e Square, che nei primi mesi di vita delle due società lavorava 16 ore al giorno, 8 ore per startup, suddividendo la propria settimana per temi differenti. Si inizia il lunedì con “managing and running the company” passando per il martedì dedicato gli aspetti tecnici del prodotto, il mercoledì marketing, giovedì sviluppatori e partnership per concludere il venerdì con cultura aziendale e ricerca personale.

2. Esercizio e meditazione

Vi è mai capitato di andare in palestra all’alba? Ci troverete più cravatte e completi che tute da ginnastica. Alzarsi presto la mattina ed iniziare la propria giornata con del l’esercizio fisico è un tratto distintivo di molti business workers. Non è ovviamente obbligatorio, si può scegliere di esercitarsi anche lungo l’arco della giornata, scegliendo anche tra le attività più rilassanti come yoga e meditazione.

Oltre al presidente Obama, nell’elenco dei risvegli mattinieri, oltre ai CEO di Apple, Pepsi, Virgin, Xerox, c’è anche il nostrano Sergio Marchionne che in America si sveglia intorno alle 3.30 a.m. per gestire gli affari in Europa, quindi forse non per esercitarsi sul tapis roulant.

3. Monitora il progresso

Oltre ad essere super organizzati per seguire ogni aspetto della propria società, è sempre fondamentale monitorare i progressi fatti, non solo attraverso i numeri, ma anche a livello di crescita professionale e raggiungimento degli obiettivi.

Questa attività aiuta a stabilire le priorità, influenzando fortemente l’organizzazione del tempo, senza mai dimenticarsi dei propri clienti e dei loro feedback. Metriche, metriche, metriche, qualitative e quantitative.

4. Si ricarica

Secondo uno studio dell’Hardward Business School, le persone di successo riescono gestire il proprio tempo anche in funzione della famiglia. Passare del tempo con le persone che riteniamo più importanti per nella nostra vita, chiarifica le idee e ci aiuta ad essere più focalizzati.

Ricaricarsi significa anche passare del tempo di qualità, il che può significare stare in famiglia, tanto quanto guardare un film da soli, andare in bici, guidare senza una meta ascoltando musica, insomma qualsiasi cosa ci faccia stare bene. Del resto anche Jack Dorsey manteneva liberi i propri weekend per staccare dal lavoro.

5. Pianifica stanotte il domani

La classica preparazione della borsa di scuola e dei vestiti che si faceva la sera prima di andare a dormire per poter essere già pronti la mattina presto è un’ottima strategia per essere sempre più preparati ad affrontare le intense giornate da CEO.

Organizzare il proprio domani a partire dalla sera prima, anche se solo per alcune attività, aumenta l’efficienza lavorativa, e l’impegno nel portare a termine gli obbiettivi già ben chiari dal risveglio. Anche quest’abitudine aiuta ad assegnare le giuste priorità per evitare che si accumulino montagne di lavori incompiuti.

Diana Piemari Cereda

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Rumori graditi

Pubblicato: 13 dicembre 2013 in Benessere, Lavoro, Tecnologia

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Se non sopporti più la voce dei tuoi colleghi e sogni di passeggiare in un bosco accanto ad un ruscello mentre sei seduto alla tua scrivania in ufficio, indossa le cuffie e rilassati

Marta Taru Russo

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