Il web 2.0 al servizio dei disabili

Pubblicato: 27 giugno 2014 in Disabilità, Lavoro, Social Network
202140024-ee90008e-6c8f-4879-a80d-04e3c6148579.jpg

202140024-ee90008e-6c8f-4879-a80d-04e3c6148579.jpg

Anglat.itJobmetoo,Disaboom. Cresce il numero di social network rivolti a persone con handicap. Che possono utilizzarli per socializzare, cercare lavoro, informarsi. Adesso due sono nati anche in Italia. Sono social network qualsiasi, simili a Facebook e Linkedin, ma al tempo stesso hanno una caratteristica che li rende unici: chi li usa. Comunità online di persone disabili che utilizzano le opportunità offerte dal web 2.0 per condividere informazioni utili che li riguardano: notizie di carattere medico, denunce di situazioni che ostacolano l’accessibilità dei luoghi pubblici o suggerimenti per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Piattaforme pensate per loro. Ma anche per avere un’occasione di conoscersi, condividere un pensiero, “postare” la foto di un viaggio, ridere su un video. Piattaforme online pensate e costruite per le esigenze dei disabili e dei loro famigliari che da alcuni anni stanno riscuotendo un grande successo negli Stati Uniti. E negli ultimi mesi sono arrivate anche in Italia. Anglat. È un vero e proprio Facebook pensato per i disabili quello realizzato da Anglat, un’associazione che dal 1981 si batte per la mobilità delle persone con handicap motori. L’home page, la struttura, le funzioni, le opportunità e persino la grafica sono le stesse del social network più famoso al mondo: amici in comune, chat, foto e video condivisi, gruppi e pagine.

Non c’è concorrenza con Facebook. Ma lo scopo non è certo quello di fare concorrenza a Mark Zuckerberg: “Facebook è troppo generalista, l’informazione si disperde e per i disabili è difficile condividere e accedere a notizie per loro rilevanti: così abbiamo pensato a questo social network su misura”, spiega il presidente di Anglat, Roberto Romeo che venerdì 30 maggio ha lanciato il nuovo social. L’obiettivo, insomma, è assai pratico: “Grazie a questo social la rete Anglat può essere in dialogo continuo con i territori e rispondere in una maniera più organizzata e concreta ai bisogni espressi dai cittadini con disabilità”, continua Romeo. Che a questo progetto crede molto: “Se Anglat riuscirà a coinvolgere anche i familiari dei disabili, gli amici e le associazioni di settore, allora potrebbe diventare il veicolo più innovativo ed efficace per diffondere la cultura della diversità”.
Jobmetoo.

Il focus sul mondo del lavoro. Concentrato sul mondo del lavoro è invece Jobmetoo: il Linkedin creato per favorire l’inserimento dei disabili. Una piattaforma web gratuita dove chi cerca un’occupazione può inserire direttamente il proprio curriculum e ricercare le posizioni aperte nella bacheca, mentre le aziende hanno la possibilità di mettere annunci e selezionare il personale. Uno strumento efficiente per le imprese con più di cinquanta dipendenti, che sono obbligate dalla legge 68/99 ad avere almeno il 7% di lavoratori appartenenti alle categorie protette, ma spesso incontrano ostacoli e vincoli burocratici passando per le tradizionali liste di collocamento e dai centri provinciali per l’impiego.

La nascita di un’idea.
 Il social network è nato da un’idea di Daniele Regolo e dopo tre mesi conta circa 10.000 iscritti, con un ritmo di quasi cento al giorno e 120 aziende, ma l’obiettivo è di ampliare il network e le funzioni della piattaforma “in un’ottica più social”, spiega l’ad Danilo Galeotti: “Un luogo dove gli iscritti possano dialogare con le aziende per avere dei consigli, ma anche trovare un esperto, dal medico all’architetto specializzato in accessibilità dei luoghi”.

L’esempio dell’estero. A metà tra iniziativa solidale e strategia di marketing è l’americano Disaboom. È il primo social network di questo genere, è stato lanciato nel 2008 e oggi ha superato i 90.000 iscritti, anche perché molte aziende interessate a raggiungere questa fascia di consumatori con messaggi mirati vi hanno molto investito. Ma non è l’unico negli Stati Uniti: in pochi anni è stato affiancato da Disabled Community, Disabilinet e Disabled United.

Il pericolo dell’isolamento. Un’idea, quella dei social per disabili, che però non convince tutti. Come Nicola Rabbi, giornalista specializzato sui temi sociali: “Il rischio è di creare un ghetto, cioè l’opposto dello spirito del web 2.0. Per una reale inclusione, perché non utilizzare i normali social network come tutti? Per le informazioni che interessano le persone portatrici di handicap è sempre possibile creare una rete di contatti su Linkedin o un gruppo Facebook senza bisogno di creare una comunità parallela”.

Fonte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...