Una cultura per la cultura

Pubblicato: 25 giugno 2014 in Creatività, Cultura, Iniziative, Innovazione
speaker-1_.jpg

speaker-1_.jpg

Impresa, innovazione e creatività… secondo queste direttive si è mossa la due giorni milanese di Cross Creativity che ha raccolto il meglio delle startup che agiscono nel campo della cultura. L’appuntamento appena concluso è stato promosso da Regione Lombardia, in collaborazione con Unioncamere Lombardia, Politecnico di Milano e Meet the Media Guru, e realizzato insieme all’Expo delle startup. Le giovani imprese creative hanno potuto incontrare le Istituzioni, ma anche venture capitalist che hanno ascoltato i progetti per eventualmente sostenerli.

Ma che tipo di cultura e verso quale modello di impresa creativa? Per Francesco Zurlo, direttore del Master in Design Strategico del Politecnico di Milano, bisogna innanzitutto sottolineare che “c’è un mercato e una domanda di cultura che richiama una nuova imprenditorialità.” Una domanda centrale per i paesi di industrializzazione avanzata e in quelli con una più marcata propensione verso i beni culturali (come sicuramente l’Italia è, può e deve essere). E i giovani che si sono presentati con i loro progetti di fronte a possibili buyer, player e investitori, quali modelli hanno in mente per una cultura che sia in grado di farsi impresa? Guardando alcuni dei progetti più interessanti si può provare a fare una prima mappa degli orientamenti più significativi delle imprese culturali giovanili.

Un ruolo fondamentale lo svolge l’artigianato: “Craftventure” cerca di legare turismo e artigianato facendo vivere esperienze dell’artigianato made in Italy ai turisti, invece “Youcraft” vuole creare una piattaforma dedicata all’arte applicata italiana. Mentre “MakersHub” si occupa di mettere in relazione creativi, idee e laboratori in grado di ospitare e realizzare le idee. Questi, come molti altri progetti, evidenziano una direzione ben precisa: creare comunità, sempre più individuate, sempre più forti e indirizzate. Come spiega Zurlo: “Il fenomeno più rilevante sembra quello di un radicamento al territorio e di una richiesta di partecipazione. Si usa la cultura come elemento aggregante e socializzante.” Un’altra tendenza fondamentale secondo Zurlo è “la dimensione narrativa, che è una dimensione trasversale che attraversa progetti molti diversi. Si sente l’esigenza di storie per supportare i territori, i beni culturali e gli oggetti d’arte. Storie legate alle diverse espressioni della cultura.” E infine si sottolinea l’interesse verso la cultura percepita come elemento di crescita per gli individui ma anche come mercato possibile.

Un ruolo da protagonista lo occupano i progetti di piattaforme partecipate: le piattaforme rispondono proprio al bisogno di creare comunità forti composte da individui che sono interessati a investire tempo, energie e magari soldi per i propri bisogni culturali: “Mostrami” del Gruppo 97 Cantieri Sonori progetta una piattaforma per giovani artisti di diversa provenienza, pittori, scultori, fotografi, videoartist, streetartist, designer. L’idea è quella di unire e creare connessioni e opportunità. E, ancora, “Stage Diving” genera community di crowdfunding per organizzare concerti musicali. Pratiche “dal basso” ma, ancora una volta, radicamento, territorio e condivisione: “Case Sparse | Tra l’Etere e la Terra”, per esempio, è un progetto di residenza d’artista in territori fuori dai grandi centri e dalle traiettorie turistiche. Una maniera per ripensare il territorio, valorizzarlo e inserirlo in una community come quella del’arte contemporanea.

Artigianato, arte contemporanea, musica, ma anche cinema: “Movieday” concentra l’attenzione sulla rivoluzione digitale in ambito audiovisivo creando una struttura per cinema digitale on demand in sala. E non manca l’universo game come nel caso di “Urban Game Factory” che vuole realizzare urban game sostenibili, grandi eventi ludici a cui si partecipa live, scambiando informazioni, creando gruppi e condividendo spazi reali. Ma tra le forme culturali, secondo Zurlo, “sembra prevalere l’arte e l’arte performativa proprio per quel valore di socializzazione di cui si parlava prima. E inoltre il design.” L’osservatorio privilegiato di Cross Creativity evidenzia un bisogno di creatività che comprende la tecnologia, l’informazione, la comunicazione, che predilige le strategie narrative, l’aggregazione e la socializzazione, che esplora nuovi territori e individua originali chiavi di lettura per ripensare la cultura.

Simone Arcagni

Fonte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...