LEGO Ideas, i mattoncini diventano social

Pubblicato: 20 giugno 2014 in Creatività, Gioco, Knowledge management, Social Network

L’idea è semplice: creare una specie di social network di appassionati di Lego, dove tutti possono pubblicare le loro creazioni, di fantasia o basate su licenze realmente esistenti. Quelle più votate vengono prese in considerazione dalla compagnia dei mattoncini di Billund, in Danimarca. Se passano l’esame di fattibilità, arrivano nei negozi.

Ecco Lego Ideas, iniziativa della compagnia danese che da inizio maggio ha preso il posto di Lego Cuusoo, lanciato in Giappone nel 2008. “Abbiamo iniziato insieme a Cuusoo in Giappone perché lì abbiamo tantissimi appassionati capaci di dare vita a costruzioni incredibili. Il successo è stato enorme, così nel 2011 abbiamo deciso di allargare anche all’occidente, rimanendo però ancora in fase sperimentale”, racconta a Repubblica.it Peter Espersen, Head of Community di Lego. “Ora, con sei prodotti già arrivati nei negozi, siamo pronti a lanciare Lego Ideas”.

Un progetto, spiega Espersen, “nato per stimolare e premiare la fantasia dei nostri utenti. Lego è sempre stato un gioco che accende la creatività, Ideas è solo un modo per permettere a chiunque di condividere la propria passione per i Lego”. A oggi in realtà sono sette i modelli Ideas approvati per la produzione: il primo è stato il sottomarino giapponese Shinkai 6500, seguito dal satellite Hayabusa. Quando il progetto si è aperto all’occidente, sono arrivati il set basato sul videogame Minecraft, il Mars Rover della NASA, la De Lorean di Ritorno al Futuro e, prossimamente nei negozi, anche l’esoscheletro del builder americano Peter Reid e la Ecto-1, l’ambulanza dei Ghostbusters che l’americano Brent Waller ha realizzato in occasione del trentesimo anniversario del film.

Ma navigando tra i quasi 7000 progetti pubblicati dai fan sul sito, si trova davvero di tutto. Dalla casa della famiglia Addams al castello del videogioco Legend of Zelda, dalla cabina telefonica del Dottor Who al treno di Jules Verne. C’è persino chi ha proposto un modello dell’Apple Store o o l’astronave degli Avengers della Marvel, un enorme set composto da 22.694 mattoncini (un record).

Si trovano anche progetti più seriosi, come il Bird Project, che più che una singola costruzione vuole essere una serie di riproduzioni di diverse razze di uccelli, da quelli tropicali come pappagallo e tucano a quelli più comuni come il pettirosso o la rondine. Il processo di approvazione è semplice, come spiega Espersen. “Chi vuole proporre un progetto deve inviarci foto del modello costruito, spiegarci come è stato realizzato, in quanti pezzi, insomma descrivere nei minimi dettagli l’idea. Quando viene pubblicata, gli utenti del nostro sito possono commentare e, se vogliono, dare un like”.

Raggiunti i 10.000 like, Lego è “obbligata” a prendere in considerazione il progetto e dare una risposta. Che, però, non è necessariamente positiva. “E’ una fase molto delicata, in cui esaminiamo la fattibilità del progetto. Lo smontiamo completamente e lo rifacciamo da capo più volte, per ottimizzare la produzione. Poi analizziamo anche il posizionamento sul mercato: non vogliamo ovviamente che si sovrapponga ai nostri set ufficiali, sia quelli attuali sia quelli futuri”, continua Espersen. Ci possono anche essere
problemi legati a licenze. “Se riteniamo il progetto valido, poi ci occupiamo di contattare i proprietari di quella licenza per ottenere i diritti. Fino ad oggi, con Minecraft, Ritorno al Futuro e Ghostbusters, non abbiamo avuto alcun problema”.

Ideas è solo l’ultimo successo della compagnia danese, che sembra davvero non conoscere più limiti. Il 2013 si è chiuso con un fatturato record di 3,4 miliardi di euro, in salita del 10% rispetto all’anno precedente. Un impero che ormai spazia dal cinema, dove il film Lego Movie ha incassato mezzo miliardo di dollari, ai parchi a tema, al mondo delle app e dei videogame, senza dimenticare i giocattoli sugli scaffali dei negozi. Un prodotto in grado di parlare a diverse generazioni (l’età dell’utente medio, secondo Espersen, va da 15 a 45 anni) e che non sembra aver risentito dell’invasione di iPad e tablet, strumenti ormai entrati nelle preferenze dei bambini al posto di bambole e macchinine. “Non penso assolutamente che la tecnologia sia una cosa negativa, ma non credo sia in grado di stimolare la nostra fantasia come un giocattolo tradizionale”, conclude Espersen.

E voi, cosa ne pensate?

Sergio Pennacchini

Fonte

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