La strana storia del dottor John Snow

Pubblicato: 30 maggio 2014 in Cambiamento, Informazione, Tecnologia, Web

Alla fine del XIX secolo del colera si sapeva pochissimo.  Erroneamente si riteneva che il contagio avvenisse per via aerea.  Nel 1854 Londra fu colpita da una tragica epidemia. In tre giorni morirono 120 persone. John Snow era un medico anestesista. Ebbe l’idea che oggi i data journalist praticano: mappare i casi. Tradotto in termini più attuali geolocalizzò su una mappa di Soho le vittime di colera. L’ipotesi che trovò conferma era che le morti si posizionavano intorno a una pompa di distribuzione dell’acqua. Due anni fa Robin Wilson all’Università di Southampton ha ripreso e aggiornato con il contributo del Gps quella mappa: 

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Questo metodo gli permise di notare che i casi si concentravano attorno ad una pompa dell’acqua nel distretto di Soho. Bloccando il funzionamento della pompa riuscì a fermare il diffondersi della malattia. La scoperta ha contribuito a identificare la natura della trasmissione della patologia (l’acqua) ed è stata il primo esempio di analisi epidemiologica. E peraltro forniva una ipotesi ragionevole del perché intorno alla birrerie (dove si beve poca acqua) c’erano poche vittime.

A duecento anni di distanza dalla nascita di Snow (1813) l’utilizzo delle mappe per studiare le epidemie è parte integrante della ricerca scientifica. E a grande velocità (nell’ultimo anno l’accelerazione è stata formidabile) la pratica di mappare i dati sta entrando anche nelle redazioni giornalistiche.

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Negli ultimi sei mesi abbiamo assistito a una accelerazione. Da fenomeno per soli nerd si è passata a una attenzione più interessata.

Recentemente il New YorkTimes ha lanciato The snapshot. Più rumore ha sollevato Five ThirtyEight dell’antipaticissimo Nate Silver, quello per intenderci che è bellamente passato da genio premonitore del Baseball ad analista politico azzeccando nel 2008 l’andamento elettorale delle elezioni americani. Per la cronaca, fece centro in 49 paesi su 50, sbaglio solo l’Indiana ma per poche percentuali. E tutto studiando i numeri e le statistiche. Più odioso di così.

Insomma, a occuparsi di dati e fogli excel non c’è più solo il Guardian. In Italia Wired (Italia), la Stampa e network come Data Ninja  gareggiano nella finale il Data Journalism Award. Sta passando – faticosamente – la consapevolezza che i numeri raccontano storie. Che i computer non sono nemici dei giornalisti. E che Big data, conoscenze di programmazione e il caro e vecchio mestiere del giornalista possono innescare la nascita di nuove inchieste interattive e geneticamente diverse.

 

Luca Tremolada

Fonte

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