Abbiamo i mezzi d’informazione che meritiamo

Pubblicato: 7 maggio 2014 in Informazione, Percezione, Video, Web

 

Ho appena finito di leggere The Influencing Machine, la graphic novel delle giornalista americana Brooke Gladstone sui mezzi d’informazione. Illustrato da Josh Neufeld(A.D.: New Orleans After the Deluge), il libro della Gladstone, che ha una trasmissione sulla radio pubblica PBR dedicata proprio ai mezzi d’informazione, smonta l’idea preconcetta secondo la quale in duemila anni di storia, la stampa, la radio, la televisione e ora le fonti online abbiano plasmato l’opinione pubblica.

Sono invece i pregiudizi del pubblico sul mondo e sui mezzi d’informazione a determinare, secondo la coautrice di On the Media, il modo in cui le notizie sono percepite e influenzano il suo comportamento. Per dimostrarlo, Gladstone si appoggia anche su diversi studi compiuti da sociologi e neuroscienziati negli ultimi cinquant’anni.

In particolare, Gladstone si occupa del bias, come lo chiamano gli anglofoni, ossia l’inevitabile pregiudizio del giornalista, che si riflette sul suo lavoro e, secondo alcuni, lo decredibilizza. In un capitolo intitolato “la Matrix in me”, l’autrice dimostra poi in modo inconfutabile che le decisioni che la maggior parte delle persone pensano di aver preso in modo assolutamente razionale sono in realtà dettate dalle reazioni a pregiudizi inconsci.

L’argomento centrale del libro è che i mezzi d’informazione e il loro pubblico sono molto più legati di quanto quest’ultimo è pronto ad ammettere. Il titolo è tratto dall’illusione, molto comune presso gli schizofrenici, secondo la quale un’entità esterna — la “macchina influenzante” — instilla nelle loro menti pensieri terribili, mentre questi sono ovviamente il prodotto della loro psiche.

In conclusione, scrive Gladstone, “i mezzi d’informazione non vi controllano, ma si adattano ai vostri desideri”. E finché non saremo pronti ad ammettere che siamo complici e a lottare contro “le pulsioni neuronali che animano i nostri cervelli rettiliani”, avremo “i mezzi d’informazione che meritiamo”.

di Gian Paolo Accardo

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