In un poster tutta l’essenza del web

Pubblicato: 13 gennaio 2014 in Arte, Web
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Il designer londinese Benjamin Redford, collaboratore di agenzie e inventore di gadget tecnologici, scommette ora sul matrimonio tra creatività e tecnologia: per realizzare attraverso l’impresa collettiva un poster-Zibaldone che racchiuda l’essenza di internet. Grazie ai suggerimenti (e alle visioni) degli utenti

Sul fatto che l’impresa possa riuscirgli non c’è più alcun dubbio. A crowdfunding praticamente concluso Benjamin Redford, geniale designer londinese, ha superato di gran lunga i duemila dollari richiesti per il suo ambizioso progetto che mette insieme tecnologia, arte e creatività. La sua potrebbe rimanere nella memoria di chi studia la Rete come la storia del ragazzo che voleva disegnare il Web. Proprio così, disegnare. Redford è appunto un progettista ma anche un fine illustratore. Oltre ad aver lavorato per alcune compagnie pubblicitarie come Saatchi & Saatchi ha tenuto a battesimo diversi progetti come quello del miniproiettore Projecteo, e fa parte di alcuni gruppi d’avanguardia progettuale come Foundry, un team che studia l’internet delle cose. Stavolta, con Internetopia, cambia direzione: punta a dare un’immagine complessiva della Rete. Un vero e proprio Zibaldone disegnato, a fornire una veste artistica allo sterminato panorama virtuale.

Come? In sostanza, Redford ha progettato un poster da 60×90 centimetri. Poi ha messo in vendita non un semplice oggetto, ma le idee da infilare negli spazi bianchi di quell’enorme illustrazione ancora tutta da realizzare. Per raccontare in crowdsourcing, a metà strada fra iconografia e street-art, fumetto e arte contemporanea, lo stato del Web. Basta un dollaro per fare in modo che la propria idea – un soggetto, un oggetto, una frase, un personaggio, una scena di un film, una visione impazzita, un concetto o una categoria astratta, insomma un qualsiasi genere di elemento traducibile in segno grafico – possa avere il diritto di finire dentro Internetopia. Date le dimensioni del poster per definite e immutabili, quella delle singole unità varierà in base alla quantità definitiva delle sottoscrizioni che Redford riuscirà a raccogliere. A pochi giorni dalla conclusione aveva convinto oltre 160 persone per un totale di 8.000 dollari. “Più persone prenderanno parte al progetto più si ridurranno gli spazi per ciascuno – spiega Redford – e allo stesso tempo aumenterà il livello dei dettagli nell’opera. Sono curioso di capire se le persone sono più interessate alla dimensione del loro tassello o all’interezza dell’immagine complessiva”.

Un esperimento singolare per diverse ragioni. Mette insieme campi solitamente distanti. L’arte e il veicolo digitale, almeno nella fase di commissione e ispirazione. Ha riferimenti importanti alle spalle. Più nobili di quanto potrebbero sembrare. Redford, novello Hieronymus Bosch, racchiuderà in un grande panorama le peculiarità di internet ma anche di un piccolo campione del suo popolo. Torna in mente, tanto per azzardare un paragone irrispettoso ma efficace, proprio il caotico e affascinante trittico del Giardino delle delizie del 1480 firmato dal pittore olandese. Un artista che, alla pari dei lavori precedenti di Redford, ha traghettato nell’arte un approccio visionario, irrazionale e trascendente. Solo che stavolta è il Web a fare da musa, soggetto e committente allo stesso tempo. L’artista si fa solo mezzo di uno sviluppo che parte dalla tecnologia e in essa trova temi, idee e provocazioni.

Le richieste dei “backer”, cioè coloro che hanno acquistato lo spazio e sostenuto il progetto, saranno raccolte, interpretate e aggiunte all’affollata opera definitiva del britannico, specializzato in lavori di grande formato realizzati a penna. “Quando avevo circa 13 anni ho iniziato ad abbozzare schizzi e disegni sul retro del mio libro di esercizi di inglese – dice il designer – ma il mio più grande problema era scegliere cosa disegnare, così iniziavo a chiedere ai miei compagni di classe cosa avrebbero aggiunto”. Quel ricordo delle scuole medie si è poi sposato a un interrogativo spuntato molto più avanti, quando il rapporto con la Rete s’era ormai fatto quotidiano: come sarebbe il Web se fosse un luogo fisico? Insomma, Redford ha iniziato a immaginare il cyberspazio come posto reale e a chiedere a chi lo vive di suggerirgli le proprie intuizioni, immagini e visioni. Il poster completo, destinato a diventare un evergreen dell’arredo ma anche un esperimento unico al mondo, costerà una cinquantina di dollari e sarà stampato in edizione limitata ad alta risoluzione. “Molti dei lavori di Ben arrivano dalla sua testa – si legge nel profilo del progetto su Kickstarter – adesso, con l’aiuto di internet, gli piacerebbe domandare alle persone di tutto il mondo cosa dovrebbe raffigurare la sua nuova opera. È un po’ come richiedere una canzone a uno show radiofonico. L’unica cosa che vi chiediamo è una richiesta abbastanza semplice da poter assumere una qualche forma grafica”.

L’aspetto più interessante è curiosare fra i desideri e le indicazioni già arrivati al quartier generale del designer tramite la piattaforma di crowdfunding. Lizzie Mabbot vuole pilotare dalla coda un dragone che fuma un sigaro. James Sutton vuole invece infilare nel maxidisegno la frase “La Nsa qui non è benvenuta”. Non si sa mai. Frei Stefan pretende un bel Pacman in elicottero e un grande gelato. Plougstrap si butta sul cinema, chiedendo a Redford di riprodurre una scena del film Fargo dei fratelli Coen, protagonista Steve Buscemi. Non basta, è sbocciato davvero di tutto dalla testa dei sostenitori. Dai robot spaziali a Elvis Presley passando per due scimmie che mangiano la stessa banana fino ad alberi, molecole, personaggi di libri fantascientifici, romanzi e cartoon, uno scoiattolo ballerino. E poi ovviamente computer di ogni tipo, due galassie in collisione, Bob Dylan e, forse l’ingrediente più difficile da illustrare, la felicità. Per il designer, insomma, la sfida inizia adesso: non sarà semplice mettere tutto insieme in un lavoro dettagliato, coerente e divertente. Che dia l’idea di quello che il Web rappresenta per chi lo vive in termini d’immaginario, cultura e, perché no, sano senso dell’umorismo e dell’assurdo.

di Simone Cosimi

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