Essere un “geek” non basta più: le aziende hi-tech cercano impiegati socievoli e “sexy”

Pubblicato: 10 gennaio 2014 in Curiosità, Mercato del lavoro, Tecnologia
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Oltre a creare una sorta di Eldorado per l’industria immobiliare e per i commercianti di prodotti di lusso – dalle Porsche alle Tesla e dai vestiti griffati a le suppellettili firmate – il boom tecnologico che ha trasformato San Francisco è terreno fertile anche per la crescita d’una fiorente industria di servizi di consulenza. Ora soprattutto a carattere personale, oltre che aziendale. Perché sebbene l’immagine dei ventenni multimilionari che hanno praticamente assunto il controllo della città sia quella di un gruppo spensierato, eco-consapevole e progressista, in verità si tratta di giovani che conoscono poco la città e a cui risulta difficile equilibrare il lavoro con la vita sociale e la ricerca dell’amore. Immersi nel mondo dei codici, delle app e dalla vita aziendale molti riescono hanno difficoltà a dialogare con gli altri e a fare amicizia. E anche nel corteggiare una persona.

A complicare il quadro adesso ci si è messo anche il fatto che molte aziende di Silicon Valley preferiscono impiegati in grado di intrattenere una conversazione, di essere socievoli e meglio ancora se esperti di bon-ton aziendale. Tutto il contrario dell’immagine introversa e impacciata del nerd tipico resa famoso dall’iconografia locale. E così a fianco dei vari rent-a-husband (“affitta un marito”, un servizio diretto che si fa carico della manutenzione casalinga), i Personal Valet, (un servizio di che li aiuta a fare anche il bucato) e i Personal Chef Services, che portano il ristorante a casa di coloro che li ingaggiano, adesso nella Bay Area di San Francisco stanno esplodendo anche servizi per il miglioramento della social fluency – piglio sociale – dei lavoratori dell’alta tecnologia.

“Circa il 50 per cento dei nostri clienti o è appena arrivato in città, o ha un nuovo lavoro o svolge una nuova mansione”, dichiarano a Social Fluency, una startup che opera nel settore dell’assistenza personale e che di recente si è trasferita da Vancouver a San Francisco attratta dalla crescente domanda di personal assistant e coach. A ricorrere a questo tipo di servizi di sostegno individuale sono per la maggior parte dirigenti aziendali maschi di medio livello. Per costoro risolvere l’eventuale problema amoroso è solo una parte dell’equazione impaccio e ottusità comportamentale tipica dei nerd della Valley. Molti si lamentano particolarmente di non riuscire a uscire dalla bolla tecnologica nella quale vivono quotidianamente: la loro giornata lavorativa non di rado dura oltre dodici ore, tutte passate al video, dissociati dal mondo e saltando da una schermata social a una web per poi tornare a macinare codici. Così social, ma così antisocial allo stesso tempo.

“Il primo passo è quello di aiutarli a scollegarsi gradualmente dal web usando la tecnologia in una maniera che vada a impattare con la loro vita positivamente invece che al contrario”, spiega Lani Klaphaak, fondatrice di Social Studio Coaching, centro del momento per coloro che vogliono  incrementare il loro quoziente relazionale,  “sviluppando per esempio strumenti e abitudini che incoraggino uscire dalla loro zona di conforto per incontrare persone nuove che vengono da ambienti differenti”. E se questo include assumere attrici con le quali i  clienti possano fare pratica di corteggiamento, ben venga.

I “dolori dei giovani leoni della tecnologia”, le loro introversioni, preoccupano non poco anche le aziende per la quali lavorano. Secondo Rachel Kjack, presidente di Social Fluency, oltre a saper far di codice adesso le aziende di Silicon Valley preferiscono addetti che sono in grado di rappresentare l’azienda in una maniera conviviale e amichevole. “Un trend che era in essere già all’epoca del boom delle dot.com, che con l’arrivo di un numero crescente di lavoratori da tutti gli angoli della Terra sta subendo una forte accelerazione”.

Secondo una ricerca sulle caratteristiche fondamentali dell’azienda di successo condotta dalla Ventana Research (una think-tank statunitense), il 54% dei manager intervistati ha risposto che per sfondare, una società deve esprimere un alto livello di intelligenza emozionale e di conseguenza disporre di addetti che sono in grado di socializzare e di mostrare il lato empatico dell’azienda. Soprattutto in un momento in cui per comunicare e condividere informazioni secondo la McKynsey & Company – una delle maggiori case di consulenza aziendale del pianeta – oltre il 70% della aziende statunitensi usa metodologie social.

Ma non tutti quelli che fanno ricorso ai servizi delle agenzie di spigliatezza sociale hanno problemi di introversione, molti sono alla ricerca di una visionmigliore di se stessi. Questo è il caso dei membri dei “mastermind group” che stanno emergendo un po’ dappertutto nella Silicon Valley e che, sostenendosi l’un l’altro, cerano di ottimizzare e armonizzare le loro capacità comunicative. Coniato una settantina di anni fa da Napoleon Hill, consigliere speciale di Franklin Delano Roosevelt e antesignano dei guru del movimento per il miglioramento personale, il neologismo mastermind group indica un gruppo di persone che hanno deciso di consorziarsi per aiutarsi vicendevolmente a raggiungere i propri obbiettivi. Di recente è diventando uno dei termini preferiti della sottocultura delle startup di Silicon Valley. Secondo la filosofia del successo descritta da Hill nel suo Think and Grow Rich (il sesto bestseller di tutti i tempi) negatività, egoismo, paura e introversione non trovano posto nella vita di una persona di successo, ma sono sentimenti che sono responsabili del fallimento di molte imprese.

di Paolo Pontoniere

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