I numeri della Pubblica amministrazione su Facebook

Pubblicato: 12 luglio 2013 in Innovazione, Social Network, Statistiche
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1.423 comuni49 province e 10 regioni. Ecco lo spaccato annuale del rapporto, ancora non particolarmente intenso, della pubblica amministrazione italiana su Facebook. L’autore dell’analisi è il ricercatore Giovanni Arata, affiancato in questa edizione dal social media manager del Comune di Bologna Luca Zanelli che si è occupato del capitolo sulla gestione delle emergenze. La ricerca è stata presentata mercoledì sera al Nexa Center di Torino. Prima di addentrarsi fra dati e percentuali, Arata tiene a sottolineare la novità legata al metodo: in collaborazione con il centro piemontese, il censimento degli account è stato realizzato per la prima volta appoggiandosi a un algoritmo“Il prossimo passo sarà lo sviluppo di uno strumento che sia anche in grado di analizzare i contenuti pubblicati sui social”. I dati quantitativi, numero di amici e frequenza degli aggiornamenti, sono inoltre disponibili con licenza Creative Commons qui.

Da gennaio giugno 2013, sono stati rilevati su Facebook 1.676 profili di enti territoriali. Il dato è superiore alla somma dei tre valori citati all’inizio dell’articolo perché alcune amministrazioni sono presenti con più spazi, si tratti di profili veri e propri, profili più pagine o profili, pagine e gruppi. Un approccio dispersivo che unito alle percentuali di realtà presenti rispetto a quelle esistenti – sono su Fb il 17,6% dei comuni, il 45,4% delle province e il 50% delle regioni – la dice lunga sulla contenuta entità del fenomeno e sull’ancora scarsa consapevolezza di chi si avvicina al mezzo. A questo proposito, Arata fa riferimento anche a una ” balcanizzazione della gestione, ulteriore indizio di quanto sia ancora necessario strutturarsi. ” Ci sono almeno 12 modalità diverse“, ci spiega. Ad andare per la maggiore, nel 35,4% dei casi, è la gestione diretta da parte di un amministratore, il sindaco o un assessore. C’è poi un 4,6% che demanda l’operazione a un altro dipendente dell’ente e un 6,8% che la affida allo staff del sindaco, siamo sempre all’interno della struttura. Il 26,6% si appoggia a un ufficio stampa, mentre l’1,8% e lo 0,6%, rispettivamente, mettono la patata bollente nelle mani di un volontario o di uno stagista. Nel 10,9% dei casi se ne occupa l’ ufficio relazioni con il pubblico. Nel rapporto viene anche evidenziata la presenza di 68 situazioni in cui l’account viene addirittura co-gestito.

Interessante notare come non esista un digital divide geografico: il numero di profili è ben distribuito lungo la Penisola con, per esempio, la Lombardia che ospita (primeggiando) 249 account e la Campania che risponde con 129. A svettare per numero di contatti è la città di Torino con più di 25mila fan. Seguono la Puglia, con 17mila, e Modena, con oltre 14milaGenova guarda invece tutti dall’alto in basso per interazione generata. Arata sottolinea che fra i comuni sia la dimensione a fare la differenza: i più grandi sono più alfabetizzati, mentre quando si ragiona a livello provinciale o regionale ci si imbatte in situazioni ancor meno strutturate. Le percentuali relative alla frequenza degli aggiornamenti sono il solito tallone d’Achille: il 34,6% degli account è dormiente, nessun cenno nei 30 giorni precedenti alla rilevazione, e il 42% aggiorna meno di una volta a settimana“In due casi su tre le bacheche sono abbandonate a se stesse o curate in maniera rapsodica”, spiega Arata. Altra variabile rilevante è l’apertura alla pubblicazione di contenuti da parte degli utenti, concessa dal 55,8% degli enti. C’è quindi un 44,2% che se la canta e se la suona senza dare la parola a nessun altro. Per quello che riguarda gli aggiornamenti, l’86,3% del campione di 240 unità su cui Arata ha compiuto le analisi qualitative non importa automaticamente alcun tipo di contenuto, mentre il 4,6% si affida esclusivamente a questa pratica andando ad attingere da Twitter o dai comunicati stampa.

Il capitolo dei contenuti diffusi, quello probabilmente più interessante, svela qualche sorpresa. Il Comune di Isso in provincia di Bergamo, per esempio, sfrutta la bacheca per dare informazioni sul traffico in tempo reale chiedendo il contributo dei cittadini. Una sorta di rudimentale Waze, per capirci. In generale gli aggiornamenti più ricorrenti sono relativi agli eventi (lo fa il 65,4%), alla vita della comunità (50,8%) e quelli corredati da foto (48,3%). Fa capolino con un timido 2,5% il crowdsourcing, ovvero la richiesta ai cittadini di contribuire in qualche maniera. “Il Comune di Marliana (provincia di Pistoia), per esempio, ha chiesto consiglio sul norme da dare a un ospedale”, racconta Arata. E pone l’accento sui casi in cui si mescola erroneamente la comunicazione istituzionale a quella politica o, addirittura, a quella personale degli amministratori. Caso virtuoso e imitato da molte realtà è il Comune di Torino che metteva in bacheca i menù delle scuole elementari.

L’analisi della gestione delle emergenze, di cui si è occupato Zanelli, ha trovato (purtroppo) terreno particolarmente fertile lo scorso anno con le nevicate eccezionali di febbraio, le alluvioni in autunno, il terremoto in Emilia dello scorso maggio. Proprio quest’ultimo è stato l’ unico caso in cui c’è stata una vera e propria comunicazione social d’emergenza da parte della Regione. Fra le province, sono 57 le realtà che hanno parlato di emergenza nel 2012. Otto comuni che si sono armati di tastiera nel momento del bisogno e 11 quelli che hanno usato Facebook in un’ottica di prevenzione. Zanelli cita la Provincia di Grosseto, che durante le alluvioni di novembre ha raccolto 4.802 fan e stimolato l’interazione di 16mila persone, e quella di Pesaro e Urbino, che durante le nevicate del febbraio 2012 ha utilizzato la bacheca per dare informazioni sulla situazione delle strade. Durante il sisma emiliano si è distinto il Comune di Mirandola, fra i più colpiti, attivo sin da domenica 20 maggio con l’invito a monitorare Facebook per ricevere aggiornamenti. Il Comune di Massa è sbarcato sul social network da un miliardo di utenti proprio per reagire all’alluvione di novembre e ha ottenuto con lo scatto del territorio colpito più di mille condivisioni. Zanelli chiude il suo capitolo riservando un pollice alto alle buone pratiche, ma tirando le orecchie alle Regioni e, in parte, alle province, non ancora in grado di sfruttare a pieno il canale.

Arata, nel fare il punto sulla sua analisi, è d’accordo: “C’è una mancanza di visione strategica che ho riscontrato anche su Twitter, dove gli account sono poco meno di 400″“Si parla tanto di città intelligenti”, conclude, “ma bisogna ancora porre il primo mattoncino che consiste nell’instaurare un rapporto di fiducia con i cittadini che in un secondo momento saranno disponibili a fornire i dati”. E proprio dai social network, utilizzandoli correttamente, bisogna iniziare.

Martina Pennisi

Fonte

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