FabLab: musei e biblioteche cambiano pelle

Pubblicato: 5 giugno 2013 in Cambiamento, Cultura, Società
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Negli Stati Uniti il fenomeno si allarga a macchia d’olio. In gioco il futuro di musei e biblioteche. Che, sull’onda della rivoluzione digitale, stanno per cambiare volto. E ora puntano a diventare dei luoghi “del fare”, anziché solo “del vedere”, dando agli usufruitori la possibilità di essere protagonisti della scena. Come? Attraverso spazi e laboratori didattici ad alto tasso tecnologico come quelli che al momento si stanno sperimentando su larga scala negli States.

L’obbiettivo è di trasformare il consumatore tradizionale in potenziale creatore, fornendogli tutti gli strumenti di cui ha bisogno. Offrendo, nel contempo, agli imprenditori del settore nuove opportunità di business, finora inesplorate. Di questo si è parlato al Maxxi di Roma durante lo Spring Event, l’evento organizzato tutte le primavere nella Capitale dall’ambasciata Usa, in collaborazione con l’American University of Rome, intitolato quest’anno “Modern Leonardos as Maker Labs”.

Presente anche Neil Gershenfeld del Massachusett Institute of Technology nonché creatore dei FabLab, da cui la rivoluzione in ambito culturale trae ispirazione, luoghi altamente creativi, a metà strada tra fabbrica e bottega, dove chiunque può fare uso di strumenti tecnologici avveniristici, quali stampanti 3D e macchine a taglio laser. E dove chiunque, non si stanca di ripetere il docente del Mit, può creare praticamente qualsiasi cosa. “Oggi se ne contano in tutto più di 200 e raddoppiano ogni 18 mesi”, ha tenuto a sottolineare Gershenfeld nel corso del suo intervento al Maxxi.

Negli Stati Uniti i nuovi spazi della creazione hanno già contagiato musei e biblioteche di prestigio: la Carnegie Library, il Newark Museum, la Chicago Public Library. Ma la rivoluzione in atto è globale. E in Italia il mese scorso un esperimento simile è stato inaugurato anche a Pistoia dalla biblioteca San Giorgio. “Alle persone oggi non basta più vedere una mostra, ne vogliono anche fare una”, ha proseguito il creatore dei FabLab. E Oltreatlantico già si parla di una vera e propria tendenza.

Tendenza che pare aver raccolto l’invito lanciato dal presidente Usa Barack Obama: “Vanno pensati modi nuovi e creativi per coinvolgere i giovani e incoraggiarli a creare, costruire e inventare. A essere creatori di cose e non solo consumatori di cose”. Ma per andare loro incontro occorrono investimenti mirati, ma abbordabili: “Le macchine necessarie nei nostri FabLab vengono 10mila dollari”, ha fatto due conti il professore del Mit.

Della rivoluzione in corso si discute, e parecchio, in Rete. Proprio questo mese la YALSA (sezione dell’American Library Association dedicata ai giovani) ha proposto una ricca serie di incontri virtuali su tematiche relative alle tecnologie digitali e al futuro delle biblioteche. Mentre in Italia c’è già chi guarda all’impatto che i nuovi spazi avranno sulla vita di tutti i giorni e vede le biblioteche del futuro come degli attivatori di competenze per superare il problema del digital divide.

Francesco Bisozzi

Fonte

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