Smartphone e tablet, due genitori su tre chiedono aiuto ai loro bambini

Pubblicato: 29 maggio 2013 in Insegnamento, Tecnologia
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Capita a volte che i ruoli si rovescino e che siano mamma e papà ad andare dai figlioletti in cerca di consigli. È il caso della tecnologia, che continua a correre a una velocità galoppante, escludendo ciclicamente e in tempi brevissimi chi non sta al passo. Mentre loro, i nativi digitali, i tech savvy, quelli che con social media, smartphone e touch screen sono cresciuti, continuano naturalmente, senza nemmeno troppo impegno, a rimanere aggiornati. Ed ecco che i grandi si rivolgono proprio a loro quando hanno problemi tecnologici. Lo racconta un ricerca commissionata dal marchio John Lewis e da Microsoft e condotta dalla società Opinium che ha coinvolto mille genitori, intercettando un 67 per cento tra loro che ha bisogno dell’ausilio dei figlioletti per muoversi nel difficile mondo tecnologico.

I GRANDI NON SANNO FARE – Navigare su Internet, installare nuovi prodotti o servizi, utilizzare un nuovo smartphone: i genitori nel 28 per cento dei casi preferiscono chiedere spiegazioni ai ragazzini piuttosto che agli amici o colleghi, secondo lo studio. In particolare si rivolgono alla prole nel 46 per cento dei casi per l’installazione di prodotti o servizi, nel 45 per cento dei casi per l’utilizzo del telefono mobile, nel 41 per cento dei casi per navigare in rete e nel 37 per cento dei casi quando si tratta di usufruire di sistemi di entertainment. Infine il 31 per cento degli adulti prima di un nuovo acquisto tecnologico vuole un parere dei figli. E ancora il 21 per cento di madri e padri smarriti bussano alla porta dei loro ragazzi per farsi aiutare a impostare il proprio profilo sui social network.

L’ABILITA’ DEI BAMBINI – Secondo Abigail Rappoport, direttore della divisione britannica per l’azienda di Redmond, è tutto normale: «I genitori vogliono risparmiare tempo e frustrazioni e si rendono conto che in quanto a tecnologia sono loro a dover imparare dai figlie non viceversa». E poi basta pensare al fatto che i gadget touch screen sono relativamente recenti per comprendere che necessariamente un adulto non ha la stessa manualità e immediatezza che possono avere bimbi o ragazzini cresciuti a pane e touch screen.

COLLABORAZIONE – Questo non significa che i grandi non abbiano più un ruolo di insegnamento, ma in alcune cose i giovanissimi sono meglio ed è inutile negarlo. «Mia madre è molto brava a fare foto, dichiara una tredicenne, ma poi non sa assolutamente come scaricarle e mi chiede aiuto in continuazione». Matt Leeser, a capo degli acquisti per il brand John Lewis, sa bene che in fatto di gadget tecnologici sono i giovanissimi a portare i pantaloni in famiglia e un loro consiglio vale decisamente di più di quello di mamma e papà. Tutto sommato questa inversione di ruoli ha un risvolto interessante e invertire le parti può sempre essere istruttivo. Ma soprattutto se in casa ci sono nativi digitali non si rischia di rimanere tagliati fuori e, anche per non sembrare completamente inadeguati, è uno stimolo al miglioramento e all’apprendimento.

Emanuela Di Pasqua

Fonte

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