Lo smartphone con schermo braille

Pubblicato: 3 maggio 2013 in Innovazione, Percezione, Tecnologia
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MILANO – Uno smartphone per non vedenti, in grado di far loro percepire immagini statiche e in movimento. E i testi, tradotti in Braille. Il progetto, a cui da tre anni lavora il designer indiano Sumit Dagar, è in via di ultimazione ed entro fine anno sarà pronto a essere immesso sul mercato. Per ora è possibile vedere il prototipo e farsi un’idea di come funziona.

INTERFACCIA APTICA – Il telefono traduce gli input grafici in sensazioni tattili. Questo è possibile grazie a uno schermo a memoria di forma che modifica la propria superficie mettendo in rilievo il contenuto. Le immagini diventano così tridimensionali, e lo stesso accade ai testi, che assumono la forma di bassorilievi in Braille. Lo schermo è composto da una griglia di punti (paragonabili ai pixel) che si solleva in base al contenuto da visualizzare. Nella parte bassa del dispositivo ci sono sei tasti per compiere azioni standard (chiama/accendi, cancella/chiudi, avanti, indietro, seleziona etc.). Il principio di funzionamento dello smartphone Braille è simile a quello già adottato per gli e-reader per non vedenti, la differenza è che lo schermo dell’e-reader è da toccare – è quindi un’interfaccia aptica, e cioè tattile – ma non è touchscreen, mentre quello di Dagar si fruisce e si comanda a tocco. Per comporre i numeri di telefono compare infatti sullo schermo un tastierino numerico e per scrivere una qwerty proprio come su uno smartphone per normo-vedenti.

SPONSOR – Non è un caso che l’inventore di questo oggetto che promette di semplificare la vita a molti disabili sia indiano. Il Subcontinente infatti conta un gran numero di ipovedenti, si stima che un quinto di tutti i ciechi nel mondo risieda in India. Il progetto è stato mostrato fin dalla sua ideazione a eventi e convegni in giro per il mondo ed ha attirato oltre che la curiosità anche i finanziamenti di alcuni sponsor. Proprio grazie a una donazione generosa – di Rolex che ha investito 50mila dollari solo pochi mesi fa – lo sviluppo ha avuto un’accelerazione e i modelli che saranno in commercio entro fine anno avranno funzionalità più evolute di quelle dell’idea originaria, come la geolocalizzazione e un servizio di mappe.

UDITO E TATTO – La strada percorsa da Dagar è diversa da quella intrapresa da chi prima di lui si è dedicato a portare nella società dell’informazione – sempre più visiva – anche chi non può contare sulla propria vista. Le soluzioni attualmente più diffuse, come ad esempio il software Jaws o il telefono britannico Georgie, cercano di risolvere il problema con programmi che traducono il testo in audio. Il che funziona benissimo per i testi ma serve a poco per immagini, mappe e video. Il Braille-fonino si affida invece prevalentemente al tatto e permette così all’utente di percepire ogni segno grafico, anche in movimento.

Gabriele De Palma

Fonte

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