Un’email per dire “grazie”: è cortese o fa perdere tempo?

Pubblicato: 20 marzo 2013 in Comunicazione, Curiosità, Tecnologia


email-list-building-secret-thank-you-page

Il dilemma dell’Amleto post moderno di fronte all’iPad sembra che debba ridursi a questo: ringraziare o non ringraziare? Se rispondo a un’email con un semplice «grazie», senza aggiungere nulla di sostanziale, rompo le scatole e «devasto» il tempo di chi la sta ricevendo – è questa la tesi dell’influente Nick Bilton, l’innovation editor del New York Times – oppure sono semplicemente gentile anche se un po’ vecchio stile? Come ho scritto a caldo a Bilton per noi italiani la risposta sembra scontata. O ringrazi o sei un po’ cafone, non c’è digitale che tenga. Ho provato a porre il problema a un mio amico inglese e la risposta è stata of course : certo, devi ringraziare (figuriamoci, hanno ancora la Regina). Per curiosità, ho continuato il minisondaggio e ho provato con un amico svedese: se nella email non c’è una domanda alla quale rispondere perché perdere e far perdere tempo? Pragmatismo scandinavo. Ho tentato anche con un americano, per giunta californiano come Bilton, che mi ha detto che se non riceve un grazie in risposta lui si offende.

In effetti il problema sembra essere generazionale: Bilton, oltre alla mia, ha ricevuto ieri un centinaio di email da parte di connazionali in difesa del «Thank You». Mentre Jake Soiffer, un 17enne di Brooklyn, ha mostrato tutta la sua insofferenza per chi non capisce che è tutta una questione di tempo risparmiato. Provate a gestire Facebook, Twitter, email, sms, whatsapp insieme, racconta, e poi ne riparliamo (ne so qualcosa in effetti).

Il ragionamento di Bilton sull’etichetta nell’era delle comunicazioni digitalizzate è più ampio e sensato. È educato oggi lasciare un messaggio nella segreteria telefonica? Sicuramente è inutile come spedire un fax visto che nessuno lo ascolta più. Per non parlare, scrive il columnist americano, di chi ti chiede ciò che ti può già dire Mr Google. La madre di tutte le offese è poi «mandare un messaggio vocale e scrivere un’email per dire di ascoltare il messaggio». Come dargli torto?

Il nervo scoperto dell’era digitale è il fattore tempo: siamo sommersi da un flusso continuo in cui l’inutile e anche il dannoso viaggiano sulle stesse strade del necessario. Le email degli amici devono fare a gomitate con quelle di lavoro, spesso perdendo. La tecnologia che doveva aiutare l’uomo a gestire il proprio tempo in maniera più flessibile rischia, per paradosso, di renderlo ancora più scarso. E ha creato anche dei «mostri» psicologici come l’esternalizzazione del senso di colpa. In cosa consiste? Solo pochi anni fa l’onere della prova cadeva su chi ti aveva cercato. Ora si spedisce un’email – magari mettendo in copia altre dieci persone come in un piccolo tribunale pubblico – e la colpa è di chi non l’ha letta. Tecnologia-uomo: 1 a 0. Quindi ridurre il flusso di comunicazioni inutili e accorpare quelle utili non è una cattiva idea.

Ma forse è un po’ presto per dire addio al «grazie» che conforta anche chi lo riceve dando una conferma umana della lettura (i servizi di posta come Outlook permettono la conferma automatizzata ma questa sì che è un’intrusione da Grande fratello). Magari basta un’accortezza: scrivere «grazie» nell’oggetto dell’email fa risparmiare tempo perché non bisogna aprirla. Va bene come compromesso generazionale tra ventenni e under 30?

Massimo Sideri

Fonte

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...