Ritratto della generazione Y, sempre connessa

Pubblicato: 27 febbraio 2013 in Comunicazione, Società, Statistiche, Tecnologia

Non aspettano neppure il caffè. La prima sbirciatina – un tantino compulsiva – allo smartphone la danno direttamente da sotto le coperte, non ancora alzati. Se non possono connettersi al dispositivo mobile, inteso ormai come estensione corporea, si sentono persi, ansiosi. E la maggioranza non ha problemi ad ammettere di controllare notizie, sfera social e-mail in modo quasi inconsapevole; una fetta cospicua non riesce neppure a quantificare quante volte lo fa nell’arco della giornata. Ritratto di under trentenni ai tempi della connettività totale e dello smartphone ubiquo: a tratteggiarlo è il Cisco Connected World report 2012, che ha analizzato le abitudini della cosiddetta ‘Generazione Y’ – i nati tra gli anni ’80 e il Duemila – cresciuta a pane e nuove tecnologie.

Secondo il rapporto, commissionato da Cisco e condotto da InsightExpress, il cellulare smart non è più solo un gadget, ma il dispositivo “più necessario” alla generazione tra i 18 ed i 30 anni, a tutte le latitudini, ben più del computer portatile.

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In pratica, non vogliono perdersi niente. “Accedere al proprio dispositivo mobile – dicono i realizzatori dell’indagine – per controllare gli sms, la posta elettronica e i social media è il modo in cui iniziano la loro giornata. Per questa generazione, l’informazione è in tempo reale in ogni momento”.

Il risultato è che il confine fra vita lavorativa e tempo dedicato a sé è sempre più labile, sfumato. La giornata non inizia senza aver dato una controllata alla posta elettronica, ma col passare delle ore la musica non cambia. Non esiste posto – in casa o al lavoro – nel quale non si utilizzi lo smartphone per una veloce occhiata. Neppure il letto si salva: tre giovani su quattro lo usano anche prima di andare a dormire; oltre un terzo lo usa in bagno; quasi la metà scrive sms ed email a tavola, anche se sta pranzando con la famiglia o con gli amici. Qualcuno, poi, ammette di trasgredire anche a discapito della propria sicurezza: un intervistato su cinque dichiara di non riuscire a rinunciare a mandare un messaggio o a dare un’occhiata neppure mentre sta guidando.

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