Se (il nostro) Stato è poco social

Pubblicato: 26 novembre 2012 in Comunicazione, Innovazione, Sicurezza, Social Network

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Sono quasi le due di notte, gli elicotteri della polizia sorvolano la zona di Harrow, a nord di Londra, alla ricerca di un sospettato. Stephen Thomas abita da quelle parti: “Riesco a sentirvi vicino alla mia camera da letto” cinguetta rivolgendosi all’account twitter MpsHelycopter. Loro rispondono: “Eravamo lì, ora ci dirigiamo verso Grea Park est, alla ricerca di una persona che potrebbe essere in pericolo”. Stephen twitta: “Ahhh, ora capisco, proprio dove vivo io. Buona caccia”. MpsHelycopter twitta: “Ora ci allontaniamo da Loak Hill così ti lasciamo in pace”. Stephen risponde: “No problem, buona fortuna”.

Se pensate che questo sia un film vi sbagliate di grosso. L’account twitter Metropolitan police helycopter di Londra esiste davvero e questo è solo un esempio (guarda la gallery) di come funziona. Twitta sulle operazioni, gli arresti, le ricerche in corso, molte volte si scusa con i cittadini per il rumore che causa. Come il 14 novembre, quando un gruppo di residenti londinesi lamenta alle 11 di sera del baccano degli elicotteri. Mps risponde: “Non ci piace disturbarvi, cerchiamo solo di catturare i criminali per le strade”. Altri cittadini twittano: “E per questo vi siamo molto grati”.

La polizia londinese vanta su twitter oltre 80 mila follower e ne colleziona più o meno altri 30 mila in altri suoi account. “I crimini – ci tiene a precisare su Twitter – non si denunciano qui e per le emergenze c’è il 999″. Come dargli torto?

Quel che stupisce è l’utilizzo coscienzioso che viene fatto di questo strumento. Informare, stabilire un contatto diretto con i cittadini, mostrare il duro lavoro che gli agenti svolgono tutti i giorni. E pare funzionare, visto il seguito.

E in Italia? Anche la nostra polizia di Stato ha un account Twitter (@poliziadistato) ma ha appena 2 mila follower. Se vi state chiedendo perchè, una delle ragioni è che ha twittato solo tre volte, l’ultima oltre 170 giorni fa per l’anniversario dei 160 anni dalla sua fondazione. Altri due tweet per il concerto della legalitá e di nuovo l’anniversario. Ma un secondo motivo è che la polizia ha scelto un altro profilo per twittare regolarmente sulle sue operazioni.

È un avatar e si chiama Agente Lisa (@Agente_Lisa), ha poco più di 100 follower e twitta quasi regolarmente sulle operazioni degli agenti. La foto del profilo è un disegno di una poliziotta con un microfono: i tweet vanno dall’arresto del capo dei Girati a quello dell’Arsenio Lupin delle porte blindate. Clicco su quest’ultimo tweet che rimanda al sito web della questura di Modena: la notizia è che un serbo è stato arrestato per aver cercato di forzare la porta blindata di un appartamento.

Certamente, direte voi, le forze dell’ordine hanno altro a cui pensare: risorse che mancano, mezzi insufficienti e poi c’è la questione dell’obbligatorietá dell’azione penale. Nel sistema giudiziario italiano infatti,  per ogni reato segnalato (anche su Twitter), le forze dell’ordine sono costrette a indagare. Tutto maledettamente vero. Ma se si decide di stare sui social network, dev’esserci una buona ragione che non include solo la sponsorizzazione dei calendari e le foto delle inaugurazioni.

Gli strumenti “social” infatti, possono rivelarsi utili anche per investigare. Lo sa bene la polizia di New York (oltre 48 mila follower) che twitta regolarmente foto e identikit dei ricercati. Per Paul Lewis, giornalista investigativo del Guardian (reporter of the Year in Gran Bretagna nel 2010 e vincitore nel 2009 del Bevins Prize per l’eccezionale giornalismo d’inchiesta fatto per la morte del venditore di giornali Ian Tomlinson durante gli scontri al G20 a Londra) Twitter è stato fondamentale per seguire i riot londinesi andando oltre i comunicati stampa ufficiali.

Da noi, nei giorni degli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti tra Roma, Torino, Milano e Padova, l’agente Lisa twittava su sicurezza e la solidarietá internazionale. Idem su Facebook dove si concentrava sul nuovo calendario della polizia e su come si trasportano i bimbi in moto.

Di Corinna De Cesare

Fonte

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