EDI Touch: il tablet a sostegno della dislessia

Pubblicato: 14 novembre 2012 in Articoli, Disabilità, Innovazione, Tecnologia

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Ricordate Edi, il piccolo aiutante di Archimede Pitagorico dei fumetti e cartoni animati della Disney? Da quel buffo robottino con la lampadina al posto della testa prende spunto per il proprio nome EDI TOuch, il tablet ideato da Marco Iannacone come sostegno per l’apprendimento scolastico dei bambini con problemi di dislessia.
Marco lavora nel mondo dell’ICT da quasi 20 anni e le sue competenze gli son servite per progettare EDI Touch, nato inizialmente per dare uno strumento valido a suo figlio, con problemi appunto di dislessia.
Come ci ha spiegato Marco “la dislessia e più in generale i disturbi specifici dell’apprendimento si manifestano come una difficoltà ad effettuare una serie di attività quali la lettura, l’esecuzione di calcoli ed altre attività di base. Non si tratta di un problema di scarsa intelligenza, di pigrizia né di una malattia ma di una differente modalità di funzionamento del cervello. E’ un fenomeno che colpisce circa 8% dei bambini italiani”.

Vi consigliamo di approfondire l’argomento sul sito dell’Associazione italiana per la dislessia.

Nell’intervista abbiamo approfondito soprattutto il processo che ha portato Marco a progettare e realizzare EDI Touch da zero fino alla costruzione di un team in crowdsourcing.

L’idea di lavorare a questo tablet ti è venuta per un fatto che ti tocca personalmente. Puoi parlarcene?

Quando ho scoperto che mio figlio era dislessico, circa un anno fa, non sapevo quasi nulla di questo problema. Ho iniziato quindi a leggere prima le informazioni in Rete, poi testi divulgativi e per finire libri più complessi ed ho avuto al fortuna di incontrare specialisti estremamente qualificati. Ho quindi appreso che la dislessia viene affronata attraverso terapie specialistiche (dette riabilitative) ed attraverso l’impiego di strumenti compensativi (software). Il tablet era nato come un progetto personale ad uso di mio figlio, ma l’entusiasmo degli specialisti è stato tale che mi ha spinto a trasformarlo in una cosa più grande autofinanziando una startup. Ho scelto il tablet in quanto ritenevo potesse essere più intuitivo rispetto all’uso di un PC che a mio avviso richiede una competenza eccessiva rispetto alla necessità di studio nella scuola primaria.

Hai fatto tutto da solo?

All’inizio ho sviluppato io un prototipo. Poi ho deciso di affidare lo sviluppo a dei professionisti selezionati attraverso un processo di croudsourcing.  Alcuni sviluppatori invece li ho scelti direttamente sulla base di applicazioni che avevano già sviluppato e pubblicato su Google Play. Poi si e’ trattato di trovare il produttore OEM per l’hardware e lì la sfida è stata identificare il prodotto con le giuste caratteristiche / la qualità attesa e negoziare un prezzo ragionevole senza vincolarsi a quantitativi minimi eccessivamente elevati. Una volta definito il team tecnico è stato necessario capire cosa serviva realizzare ed inventarsi la modalità di funzionamento: tutto ciò doveva essere documentato e passato agli sviluppatori per essere trasformato in programma. Per le competenze specifiche in campo della dislessia ho lavorato invece con alcuni di specialisti (logopedisti, neuropsichiatri, psicologi ed insegnanti di scuola primaria) che hanno saputo spiegarmi con grande passione la direzione giusta da dare allo sviluppo.

E come hai organizzato il lavoro?

Dal punto di vista tecnico avevo parcellizzato gli sviluppi per minimizzare il rischio e non diffonder troppo l’idea nel suo insieme, mentre dal punto di vista delle competenze sulla dislessia e sull’insegnamento avevo persone molto in gamba che però non avevano molta familiarità con il mondo del’informatica. Ho quindi coordinato attraverso incontri, interviste, mail e videoconferenze le varie attività dei singoli componenti per poi condividerli quando ero riuscito a farmi un’idea su ciò che era necessario sviluppare.

Quali sono le maggiori difficoltà  che hai incontrato nel portare avanti questo progetto?

Devo dire che la qualità del software prodotta dagli sviluppatori indiani, all’inizio mi ha creato non pochi problemi. Fortunatamente sono poi riuscito a concordare un sistema di attività di test e di incentivi economici che mantiene alta la loro motivazione.

Che cosa invece ti è piaciuto di più?

Mi diverte molto lavorare ad un progetto che può rendere più facile la vita a tanti bambini.

Rispetto alla medicina che si occupa già della dislessia, come colloca EDITouch?

Il mio obiettivo non è quello di sostituire l’ottimo lavoro fatto da logopedisti, neuropsichiatri e specialisti del settore ma di fornire uno strumento semplice che consenta ai bambini un accesso semplificato alle informazioni di cui hanno bisogno. EDI Touch è quindi uno strumento compensativo da affiancare ai trattamenti abiltativi.

Se altre aziende si mettessero a lavoro su un tablet simile, cosa ne penseresti?

Ben venga: sarebbe ora che anche i grandi facessero attenzione alle esigenze dei dislessici! La concorrenza stimola a fare meglio e la presenza dei concorrenti fa si che ci siano migliori prodotti per i clienti finali.Abbiamo tante idee ed abbiamo raccolto feedback su come migliorare e fare evolvere il nostro prodotto nei prossimi anni, ma siamo sempre pronti a rimetterci in gioco per studiare soluzioni più efficaci e nuovi approcci.

Claudia Ingrassia

Fonte

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