Il crowdfunding che esaudisce i desideri – PARTE 1

Pubblicato: 12 aprile 2012 in Articoli, Casi, Marketing, Strategia

L’Italia della crisi – dei giovani che si devono scordare il posto fisso e degli artisti che non possono più contare sul mecenate pubblico – gioca la carta del crowdfunding (raccolta di fondi dal basso via web). Sogni e utopie nascono e muoiono su Internet e si misurano con la capacità di convincere donatori, che in cambio avranno una menzione su un blog, al massimo un cd o un libro.
Un esempio di questo nuovo fenomeno è Alberto Falossi, giovane consulente informatico e professore all’Università di Pisa, che nel 2009 lancia Kapipal.com: piattaforma di crowdfunding italiana, la prima nel mondo dedicata anche a progetti “personali”. L’iniziativa parte dalla convinzione che la collaborazione tra le persone permetta di trovare soluzioni a problemi apparentemente insolubili e con lo scopo di facilitare l’incontro tra donatori. Falossi ha redatto un manifesto di cinque punti, diventato uno dei documenti di riferimento per il crowdfunding nel mondo:

1. I tuoi amici sono il tuo capitale

Gli amici e i contatti del tuo social network possono aiutarti a raccogliere un capitale.

2. I tuoi amici realizzano i tuoi sogni

Ogni tuo contatto può dare un contributo, anche piccolo.
Insieme, gli amici ti aiuteranno a realizzare i tuoi piccoli e grandi desideri, progetti, sogni.

3. Il tuo capitale dipende dal numero di amici

Tanti contributi possono costruire un grande capitale.
Più contatti hai, più probabilità ci sono di raggiungere la cifra di cui hai bisogno.

4. Il tuo capitale dipende della fiducia

I contributi non arrivano automaticamente. Anche se contatti molte persone,
dovrai prima guadagnare la loro fiducia, specialmente se non le conosci personalmente.

5. Il tuo capitale aumenta col passaparola

I tuoi amici possono aiutarti inviando un contributo in denaro, ma anche passando parola.
Questo farà crescere il tuo social network e aumenterà le probabilità di raggiungere il tuo obiettivo.

Un fenomeno tutto da studiare. Come fa Massimo Coencagli, fondatore e direttore scientifico dell’Istituto di fundraising di Roma, che traccia un identikit del donatore italiano: “Una persona che frequenta abitualmente e con competenza Internet, direi fra i 30 e i 50 anni. Uno che condivide interessi e la rete amicale con chi propone”. Meno semplice prevedere lo sviluppo del crowdfunding in Italia: “Si vedrà nel tempo. Siamo in una fase di test del sistema”. Per ora, insomma, si naviga a vista: “Non esistono dati precisi in Italia, certamente l’utilizzo è in crescita ma abbiamo rilevato che i progetti vanno in porto  quando la persona che presenta il progetto è conosciuta, quando è credibile, quando ci mette la faccia. Il finanziamento che arriva  da uno sconosciuto è più raro, diversamente da quello che accade nei paesi anglosassoni, Inghilterra in prima fila con l’attenzione alla charity”. Una cosa è certa: per far crescere le chance di arrivare alla cifra necessaria per realizzare il progetto, spiega Coencagli, “bisogna integrare l’offerta sulla piattaforma con i social network. Chi può contare su una grande community di amici ha maggiori probabilità di farcela”.

FONTE 1
FONTE 2
FONTE 3

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