CHE RIMANE DI QUELIMANE?

Pubblicato: 7 settembre 2011 in Casi, Emozioni, Formazione, Insegnamento, Uncategorized

Tornato alla realtà italiana e bolognese, sto riordinando le idee. Colgo quindi l’occasione per aggiornarvi sulla mia esperienza formativa in Mozambico in cui ho condotto, insieme ad un collega, un corso di animazione sociale.

La mattina era prevista una parte teorica. Nel pomeriggio, invece, abbiamo svolto la parte esperienziale e pratica al centro nutrizionale.

La partecipazione è stata ottima: 15 persone.
Ed ecco un primo aspetto curioso. In Mozambico non ci sono problemi nel trovare i partecipanti. Qualunque cosa venga proposta è nuova, quindi interessante. Molte iniziative sono gratuite e questo sicuramente aiuta molto. Il fatto che le liste di iscrizione vengano prese d’assalto e in mezz’ora si esauriscano i posti disponibili, però, non può essere spiegata solo dall’aspetto monetario.

Ecco un’immagine che mostra i contributi dei partecipanti al brainstorming sul concetto di animazione sociale, proposto durante la parte teorica.

Mi hanno colpito particolarmente le espressioni “servizio” ,”accompagnare le dinamiche di gruppo” e animazione intesa come “fare politica”.

Emozionante, poi, è stato il dibattito scaturito sull’importanza del rispetto delle regole ed il confronto sulla necessità o meno di punire i comportamenti considerati scorretti. Il Mozambico, infatti, è una realtà in cui la punizione e la sanzione hanno un rilievo notevole, sia a livello culturale che sociale.

La fase pratica ha visto i partecipanti impegnati nel gestire le attività del centro nutrizionale. E’ stato interessante vedere come la cultura comune abbia caratterizzato in maniera significativa la scelta delle proposte fatte ai bambini presenti quotidianamente.

Progettare e condurre un corso in una realtà completamente differente da quella italiana ha costituito una sfida appassionante. Ogni esempio, esercizio, metafora o gesto ha avuto bisogno di essere ripensato ed analizzato in modo da renderlo comprensibile ed adatto al contesto culturale nel quale si agiva. Un esercizio continuo di empatia mirato all’entrare in una differente mappa del mondo.

La gestione del tempo è un altro degli aspetti che è stato necessario considerare al fine di andare incontro alle esigenze dei partecipanti, le quali si sono fin da subito dimostrate completamente differenti da quelle ipotizzate inizialmente. Un cambiamento profondo e costante della propria posizione percettiva ed una continua riprogettazione in time del percorso si sono rivelati aspetti fondamentali per la buona riuscita del corso. Di grande aiuto sono stati anche alcuni esercizi di formazione esperienziale, risultati validi anche in questo ambiente.

Quello che mi sono portato a casa da questa “avventura” è un’ulteriore prova del fatto che il mestiere del formatore sia più formativo per il docente che per il discente e come la figura del facilitatore abbia bisogno di un’enorme flessibilità per gestire alcune dinamiche d’aula.

Alcune parole chiave scritte dai partecipanti a fine corso:

“Come una candela ne accende un’altra e così si trovano accese migliaia di candele,
così un cuore ne accende un altro e così si accendono migliaia di cuori.”

Lev Tolstoj

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