LA MORTE DELLE LINGUE

Pubblicato: 1 giugno 2011 in Comunicazione, Cultura, Curiosità, Tecnologia
Tag:, ,

Ogni volta che una lingua cade in disuso muoiono tradizioni, saperi, opere d’arte. Negli ultimi anni l’attenzione dei linguisti si è concentrata sulla salvaguardia degli idiomi a rischio e l’opinione pubblica ha conosciuto le storie di persone rimaste le uniche depositarie di un modo di esprimersi che non ha più interlocutori. Al di là della denuncia sui pericoli di una globalizzazione linguistica, è ora il momento di agire praticamente, per preservare lessico e morfologia degli idiomi in via di estinzione.
Ancora una volta è la più globale delle tecnolgie a venire in aiuto ai saperi del passato: la National Science Foundation ha infatti finanziato la creazione di un sito web di informazione sulle lingue a rischio, in cui confluiranno dati, catalogazioni e le ultime ricerche del settore.

“La linguistica è una delle discipline che studiano i nostri meccanismi cognitivi – rincara Lyle Campbell, dell’Università dello Utah – ci mostra come funziona la nostra mente, come elabora informazioni e stabilisce connessioni. Se perdiamo, per esempio, il 50 per cento delle lingue dell’umanità perderemo anche la stessa porzione di abilità cognitive. Sarebbe una tragedia immane”. Il database delle lingue perdute non servirà soltanto a catalogare gli idiomi più a rischio, il numero di parlanti una data lingua e a preservare lessico e grammatiche, ma sarà anche e soprattutto uno strumento finanziario. La raccolta dei dati servirà a enti finanziatori quali la National Science Foundation per concentrare le risorse sugli idiomi che corrono i maggiori pericoli. “Mentre una lingua è ancora in vita – osserva Aristar – c’è sempre speranza di poter tramandare qualcosa ai posteri. Se non faremo questo lavoro, ci sarà un momento in cui le uniche culture rimaste saranno quelle espresse nelle “grandi” lingue: inglese, spagnolo, cinese e arabo”.

Il problema dell’estinzione linguistica non è nuovo. Si calcola che negli ultimi 500 anni si siano perse la metà delle lingue del mondo. Ciò che però è tipico dei nostri tempi è la rapidità con cui tali estinzioni avvengono, poiché i linguisti prevedono che nei prossimi 100 anni circa il 90 per cento dei 7000 idiomi del mondo non esisterà più. “La saggezza dell’umanità è codificata nei linguaggi – conclude Campbell – prendete ad esempio le conoscenze dell’erboristeria: ci sono corteccie di alberi che possono aiutare a prevenire malattie importanti come il cancro e l’Aids, ma il nome dell’albero e il sapere ad esso associato vanno perduti quando una lingua si estingue”. In quella che i linguisti hanno definito “una immane tragedia” c’è però una speranza: “Se preservaremo anche poche informazioni su un idioma estinto avremo le basi per ricostruire relazioni e connessioni andando indietro nel tempo di migliaia di anni, grazie anche alla comparazione e unione di dati di carattere archeologico e storico – è la convinzione di Campbell – Il database elettronico sarà lo snodo fondamentale per condividere le informazioni, il primo passo per mettere al sicuro quel che ci resta delle lingue a rischio”.

(Adattato da un articolo di Cristina Nadotti)

Fonte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...