Transmedia Storytelling e Comunicazione: l’arte di creare mondi

Pubblicato: 20 novembre 2013 in Comunicazione, Creatività, Media, Scrittura
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Immaginate di aver ideato una storia piena di intrigo, mistero, azione e di lanciarla grazie ad un cortometraggio. Adesso, immaginate di destinare gli approfondimenti della vicenda  in una serie per mobile, e di approfondire i conflitti interiori di ogni personaggio in un e-book a puntate, scaricabile dal sito web ufficiale del progetto. Ma soprattutto, immaginate di rendere più coinvolgente l’esperienza degli utenti per mezzo dei social media, o trasportando il vostro racconto addirittura nella realtà tramite un contest.

State praticamente immaginando la creazione e il lancio di un’opera transmediale, la forma narrativa più adatta all’Era dove a farla da padrone è un pubblico -  mai prima di oggi così protagonista. Una nuova audience, non dimentichiamolo, non solo alla ricerca di storie perfette e perfettamente raccontate ma anche di un universo narrativo che possa esplorare e in cui possa intervenire.

La parola a Giovagnoli

Max Giovagnoli ci guida, all’interno del suo saggio e manuale intitolato Transmedia. Storytelling e comunicazione,  alla scoperta delle forme narrative-interattive nei media incrociati aiutandoci a ideare e sviluppare la storia, a scegliere le voci e le piattaforme adeguate a ciascun progetto, e a declinare la narrazione su ogni medium, ovviamente, collegato con gli altri da passaggi e punti di contatto che permettano di usufruire delle diverse esperienze di consumo senza perdere il filo della narrazione. Il transmedia, infatti, non è semplicemente distribuire contenuti sui diversi media.

«Fare transmedia significa piuttosto creare nuove geografie del racconto e universi immaginativi più complessi di quello originario. Inventare, strutturare o disarticolare, condividere e far interagire storie distribuite nei diversi mezzi di comunicazione».

Cross-media o Transmedia?

In Italia si confonde ancora il cross-media, cioé la declinazione di una identica forma narrativa su più piattaforme, con il più potente transmedia che modica la narrazione adattandola alle esigenze e potenzialità di ogni medium su cui viene distribuita, ma ai quali è richiesto di dialogare tra loro per mezzo di touchpointbridge e rabbit hole.

Transmedia è Storytelling

Per diventare un autore transmediale, un transmedia designer, o un transmedia producer non serve solo la creatività ma anche competenze a 360 gradi, e la conoscenza dei processi creativi e industriali. Tra i ferri del mestiere di cui bisogna essere raffinati “chef” e “sommelier” figurano le tecniche di storytelling, dai fondamenti di narratologia fino alla costruzione di una struttura drammaturgica.

Transmedia è anche Advertising

Ma il transmedia non riguarda solo l’industria dell’intrattenimento. È possibile adoperare il transmedia nell’advertising per promuovere e svecchiare l’immagine del brand, così come illustrato esaustivamente nel libro, persino avvertendo il lettore degli errori da evitare. I marchi e le aziende, e persino le istituzioni culturali con i dovuti accorgimenti, possono trovare nei media incrociati un prezioso alleato per aumentare in maniera esponenziale l’engagement dei  prosumer – o  dei visitatori nel caso di musei ed enti affini -  rispettando l’assioma:

«il transmedia non è fatto per promuovere semplicemente un prodotto, ma per diventare parte di esso».

Sia che si tratti di promuovere un prodotto,  sia che si desideri raccontare la storia di una istituzione le narrazioni transmediali possono aiutare i pubblicitari a creare campagne destinate al successo.

Un mezzo che offre risorse e grandi risultati è costituito dagli advergame dove il brand – sia in forma di product placement, sia direttamente coinvolto nei meccanismi di gioco – diventa esperienza ludica e di consumo diretta.

Transmedia è anche attivismo

E perché non utilizzare il transmedia, non per evadere, ma per promuovere un mondo migliore, e informare su problematiche politiche, ambientali, sociali o educative?
Come già fa il transmedia activism, teorizzato dalla social innovation strategist Lina Srivastava.

Guarda l’intervista a Max Giovagnoli

Guglielmo Paradiso

Fonte

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